Michele Piana e Chiara Calderini

May 19, 2026 00:20:54
Michele Piana e Chiara Calderini
UniGe al voto. L'Ateneo che verrà
Michele Piana e Chiara Calderini

May 19 2026 | 00:20:54

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Show Notes

Incontriamo un candidato che ha dedicato la sua carriera a costruire ponti tra la matematica pura, le scienze della vita e il mondo dell'innovazione tecnologica.

Diamo il benvenuto al professor Michele Piana, professore ordinario di analisi numerica presso il Dipartimento di Matematica dell'Università di Genova.

Il suo percorso accademico è profondamente legato al nostro Ateneo, dove si è laureato in Fisica, ma vanta una proiezione internazionale consolidata da anni di ricerca e insegnamento all'estero. Il professor Piana è un esperto di modellistica matematica e problemi inversi, con applicazioni che spaziano dall'imaging medico all'astrofisica.

Oltre all'eccellenza scientifica, porta con sé una solida esperienza nella governance universitaria, avendo ricoperto ruoli di grande responsabilità come quello di prorettore alle relazioni internazionali e poi prorettore alla ricerca e al trasferimento tecnologico.

Fin dall'inizio della sua campagna elettorale ha dichiarato che sarebbe stato accompagnato da Chiara Calderini, professoressa ordinaria di Tecnica delle Costruzioni presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica e Ambientale che, in caso di vittoria, svolgerebbe il ruolo di prorettrice vicaria. In questa intervista esploreremo la loro visione di un'università capace di trasformare la ricerca di base in soluzioni concrete per la società, valorizzando il talento dei giovani ricercatori e rafforzando il legame tra accademia e impresa.

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[00:00:00] Speaker A: Chi guiderà la nostra Università nei prossimi anni? Per scoprirlo, siamo andati a bussare alla porta di chi si è messo in gioco. Questo è Un'Ige al Voto, l'Ateneo che verrà. Un viaggio dentro i programmi e le visioni delle candidate e dei candidati alla carica di Rettore. Per correttezza e trasparenza abbiamo esteso l'invito a tutti i candidati e candidate ufficiali, offrendo a ciascuno lo stesso spazio per raccontarsi. Mettetevi comodi, la parola passa a loro. [00:00:31] Speaker B: Unige Radio, la voce ufficiale dell'Università di Genova. [00:00:36] Speaker C: Incontriamo un candidato che ha dedicato la sua carriera a costruire ponti tra la matematica pura, le scienze della vita e il mondo dell'innovazione tecnologica. Diamo il benvenuto al professor Michele Piana, professore ordinario di analisi numerica presso il Dipartimento di Matematica dell'Università di Genova. Il suo percorso accademico è profondamente legato al nostro Ateneo, dove si è laureato in Fisica, ma vanta una proiezione internazionale consolidata da anni di ricerca e insegnamento all'estero. Il professor Piana è un esperto di modellistica matematica e problemi inversi, con applicazioni che spaziano dall'imaging medico all'astrofisica. Oltre all'eccellenza scientifica, porta con sé una solida esperienza nella governance universitaria, avendo ricoperto ruoli di grande responsabilità come quello di prorettore alle relazioni internazionali e poi prorettore alla ricerca e al trasferimento tecnologico. Fin dall'inizio della sua campagna elettorale ha dichiarato che sarebbe stato accompagnato da Chiara Calderini, professoressa ordinaria di Tecnica delle Costruzioni presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica e Ambientale che, in caso di vittoria, svolgerebbe il ruolo di prorettrice vicaria. In questa intervista esploreremo la loro visione di un'università capace di trasformare la ricerca di base in soluzioni concrete per la società, valorizzando il talento dei giovani ricercatori e rafforzando il legame tra accademia e impresa. Buongiorno Michele Piana e Chiara Calderini. Partiamo subito a Razzo. Michele, entro la fine del primo anno di mandato, cosa si augura di aver raggiunto? [00:02:01] Speaker B: Direi che ci sono due obiettivi che forse sono più urgenti di altri. Il primo è provare a mettere in campo, a disegnare e a realizzare una serie di riforme che in modo molto pratico riescano a semplificare i processi amministrativi all'interno dell'Ateneo e quindi a permetterci di liberare energie da impiegare in quelle che sono le nostre vere tre missioni, che sono la didattica, la ricerca e il trasferimento di conoscenza. Il secondo obiettivo realizzabile nel primo anno è provare a disegnare e realizzare un paio di iniziative a supporto della ricerca di base da una parte e a supporto della progettazione collaborativa dall'altra. [00:02:42] Speaker C: Abbiamo quindi un focus sulla didattica che sta evolvendo così come il mondo del lavoro. Come si propone di allineare l'offerta formativa con le esigenze del domani? [00:02:51] Speaker B: Io penso che ci siano due aspetti. Il primo è noi abbiamo il compito di generare giovani colti e cittadini con un forte senso critico, capaci di interpretare la contemporaneità, di viverla e anche di contrastarla quando alcuni degli aspetti di questa contemporaneità vanno contro il diritto e i diritti. Dall'altra abbiamo il compito, se volete, professionale di generare cittadini che hanno competenze nei loro campi, nei campi scelti durante il loro corso di studi. quindi per noi è importante da una parte generare giovani colti e dall'altra generare giovani che sono in grado di entrare nel mondo del lavoro grazie alle loro competenze. L'Università di Genova credo abbia tutte le qualità per poter ottemperare con grande efficacia ad ambedue queste esigenze. [00:03:45] Speaker C: rimanendo sulla didattica. Chiara, come prorettrice vorrà favorire una didattica improntata sulla multidisciplinarietà o focalizzata sulle eccellenze che già caratterizzano l'offerta formativa unice? [00:03:57] Speaker D: Noi pensiamo che sia necessario equilibrare due aspetti. Da un lato c'è il mondo delle professioni che richiede necessariamente una formazione disciplinare molto chiara. Dall'altro c'è la cifra del contemporaneo che vede la multidisciplinarità come un aspetto fondamentale e quindi noi crediamo da sviluppare. All'interno dell'Ateneo abbiamo un esempio straordinario di multidisciplinarità che ha funzionato molto bene che è quello dei centri strategici. quello del mare, quello della sicurezza e all'interno dei quali sono andati i dottorati che sono una delle forme secondo me più innovative di formazione all'interno dell'Ateneo e è un esempio da prendere. Quindi corsi più multidisciplinari certamente, pur mantenendo i corsi legati alle professioni, sono quelli che secondo noi portano alla modernità. [00:04:44] Speaker C: e rimanendo sugli studenti, che sono poi il fulcro dell'obiettivo didattico. Gli studenti chiedono sempre e da sempre più spazi, più informazioni, più comunicazione e più coinvolgimento. Come intende soddisfarli? [00:04:56] Speaker D: Sono diversi aspetti. La prima parola che hai usato è spazi. Spazi fisici e spazi del pensiero, noi crediamo. Spazi fisici sono molto importanti e Genova in questo deve lavorare molto, come fanno in tante altre città universitarie. Spazi fisici vuol dire luoghi in cui gli studenti possono aggregarsi, studiare assieme, pensare assieme e secondo noi questi devono essere fatti, moltiplicati, non tanto con le risorse dell'Ateneo, che non crediamo né in termini di spazio né in termini economici sia in grado di fare questo, ma attraverso un'alleanza con le istituzioni cittadine che mettono a disposizione certi spazi, li diano in concessione a enti privati, di modo che gli studenti possano trovare questo percorso. Spazio del pensiero anche però in particolare secondo me deve essere incrementato e supportato l'associazionismo tra gli studenti che è molto importante proprio come luogo di dialogo. Spazio del pensiero anche nel rapporto con l'università per esempio noi crediamo che nelle nostre attività di terza missione gli studenti debbano essere più centrali e abbiamo pensato che ogni anno vorremmo proporre un tema d'anno di terza missione e che questo tema debba essere scelto dagli studenti, proposto dagli studenti. Ancora c'è certamente un problema di comunicazione, sia dal punto di vista dell'Ateneo stesso, in particolare il sito internet, ma anche tante altre forme di comunicazione, ma c'è un problema anche secondo noi di comunicazione tra gli studenti, per esempio tra i rappresentanti che fanno fatica a fare rete e a creare una comunità interagente di studenti. [00:06:34] Speaker C: Torniamo adesso a Michele. Negli ultimi anni il mondo della ricerca ha vissuto una bolla di finanziamenti grazie al PNRR. Cosa succederà il giorno dopo la fine di questi fondi? Qual è il suo piano per garantire la sostenibilità finanziaria dei laboratori e dei progetti avviati, nonché per avviarne di nuovi? [00:06:51] Speaker B: Allora, ogni tanto la prima cosa da fare è cercare di sfruttare fino in fondo tutto ciò che abbiamo ottenuto grazie ai fondi del PNRR. Vi faccio un esempio. Abbiamo bisogno di costruire una piattaforma che censisca tutta la strumentazione acquisita, dica dove questa strumentazione è, in che condizioni è, come può essere utilizzata e quanto costa utilizzarla, in modo tale da ottimizzare lo sfruttamento dell'investimento e nello stesso tempo mettere nel sistema un po' di denaro che permette l'aggiornamento degli strumenti stessi. L'altro aspetto riguarda cosa fare ora per attirare più fondi. Una delle cose che vorremmo fare è incentivare la progettazione, in particolare quella europea, ma non necessariamente solo quella europea, attraverso dei bandi in cui i ricercatori che fanno un buon progetto, che passa le soglie ma che non viene finanziato per mancanza di budget, abbia dall'Ateneo il finanziamento almeno parziale di alcuni work package in modo da poter cominciare quell'attività di ricerca e renderla promettente con una strategia di almeno meglio termine. [00:07:54] Speaker C: Abbiamo parlato di strumenti, abbiamo parlato di progetti, però dietro ogni grande scoperta ci sono assegnisti e ricercatori, spesso in condizioni di incertezza. Qual è la sua strategia concreta per stabilizzare i talenti ed evitare che i nostri migliori cervelli vedano un IGE solo come un trampolino di lancio per l'estero? [00:08:11] Speaker B: Sì, qui c'è da fare un minimo di bagno di realtà. Noi abbiamo un fondo di finanziamento ordinario che è basso. e quindi questo determina un turnover basso e quindi difficoltà ad aprire posizioni per i giovani ricercatori. Possiamo fare alcune cose. La prima è rendere il nostro fondo di finanziamento ordinario migliore, cercare di incrementarlo attraverso politiche sia della didattica che della ricerca più virtuose. Il secondo aspetto, che secondo noi è molto importante, è provare a costruire, per esempio, lavoratori congiunti con il mondo produttivo, con il territorio, in modo tale da mettere a disposizione dalla parte nostra le nostre competenze e da parte loro i risorsi finanziari che ci permetterebbero di stabilizzare alcuni di questi ricercatori. [00:08:58] Speaker C: Se parliamo invece di attrarre, cosa direbbe a un ricercatore straniero per convincerlo a scegliere Genova rispetto, che ne so, a Milano, Monaco o Barcellona, al di là ovviamente del clima e del cibo? [00:09:09] Speaker B: Sono un po' stanco di sentire parlare di Genova come città del mare, del pesto, eccetera. Genova è anche la città di un'università importante che ha alcune realtà di grande rilievo, può dire cose importanti sostanzialmente in ogni disciplina scientifica. Abbiamo bisogno di farlo sapere, di rendere questo più chiaro, più palese a tutto il mondo scientifico, almeno europeo. Abbiamo bisogno, disperatamente bisogno, di agganciare, di ancorare i nostri gruppi di ricerca alle reti della ricerca europea. Questa è la strada giusta per poter crescere in modo medio tutti insieme tutti i 22 dipartimenti del nostro Ateneo. [00:09:49] Speaker C: Prima lei ha parlato anche di impresa. Troppo spesso la ricerca muore nelle pubblicazioni scientifiche, senza raggiungere il mercato. Come intende snellire la burocrazia del trasferimento tecnologico per trasformare la ricerca scientifica in start-up e spin-off che restino sul territorio ligure? [00:10:04] Speaker B: Da creatore di spin-off, peraltro, posso dire questo. Abbiamo bisogno di rafforzare la catena di trasmissione tra il nostro trasferimento tecnologico e il sistema produttivo del territorio, ma non necessariamente solo del territorio. E questo si fa in due modi. Da una parte facendo conoscere al sistema produttivo i prototipi che vengono sviluppati all'interno dei nostri spin off, in modo da avere supporto per la commercializzazione, per l'ultimo step che permette di mettere sul mercato le soluzioni pensate attraverso questi prototipi. Dall'altra parte abbiamo bisogno di sapere quali sono le urgenze, le urgenze anche tecnologiche, maggiori che ci sono nel territorio per poter verificare se al nostro interno, all'interno dei nostri laboratori e in particolare all'interno dei nostri spin-off queste esigenze possono essere soddisfatte. Di fronte a tutto questo c'è però una premessa. Abbiamo bisogno di far crescere anche numericamente il numero dei nostri spin off. Questo tipo di imprenditorialità è a rischio, è intrinsecamente a rischio e quindi per poter incidere sulla realtà abbiamo bisogno che la massa critica del nostro trasferimento tecnologico cresca. [00:11:18] Speaker C: Il mondo delle necessità si configura necessariamente nelle sfide di oggi. Chiara, le sfide moderne come cambiamento climatico, intelligenza artificiale e crisi demografica non hanno confini disciplinari. Come pensa di incentivare la collaborazione tra dipartimenti che oggi dialogano poco, ad esempio mettendo insieme ingegneri e umanisti? [00:11:37] Speaker D: Allora, io direi che la caduta dei confini tra le discipline è veramente la cifra del mondo contemporaneo. e credo che veramente bisognerebbe pensare a quello che noi confidenzialmente io e Michele ci diciamo e chiamiamo il nuovo umanesimo. Cos'è che permette di superare i confini? Secondo me è il fatto di pensare che qualsiasi progetto di ricerca, qualsiasi attività scientifica è fatta per l'uomo. L'obiettivo è sempre l'uomo, la società, le persone e se ragioni con questa idea veramente capisci che non ci sono confini. e io penso che questo, insomma ci sono prove che dimostrano che questo è sempre più vero a partire dai nuovi bandi hybrid del Ministero dell'Università della Ricerca che sono proprio finalizzati a far collaborare discipline scientifiche e umanistiche è vero su tutti gli aspetti per esempio dell'intelligenza artificiale dove veramente sono completamente caduti questi confini e ci portano a un ripensamento complessivo della scienza e della conoscenza All'interno dell'Ateneo certamente io credo che uno degli strumenti sia rafforzare i centri interdisciplinari creandone di più di quelli che già ci sono e facendo in modo che in essi collaborino veramente ricercatori delle varie anime del nostro Ateneo. [00:12:56] Speaker C: Abbiamo aperto questa intervista anche sulla parola amministrazione. Qual è la sua ricetta per tagliare la burocrazia interna e rendere i processi amministrativi un supporto anziché un ostacolo per tutta la comunità accademica? [00:13:08] Speaker B: Noi abbiamo una fortissima percezione del fatto che in questo momento la qualità del lavoro in Ateneo è un po' deteriorata e questo è dovuto a molte ragioni, non necessariamente tutte endogene, può essere successo, sono successe molte cose negli ultimi anni. Però abbiamo bisogno di cambiare, di cambiare paradigma. Intanto abbiamo bisogno di una squadra di prolettori più ridotta, più compatta. Abbiamo bisogno di una squadra di prolettori che si incontri secondo un calendario preciso, un ordine del giorno preciso e calendari e ordine del giorno devono essere resi noti alla comunità accademica. Abbiamo bisogno che all'interno di questa squadra di protettori ci sia una persona, una figura, un protettore o una protettrice che si occupi esplicitamente di dialogare con la componente amministrativa, con la direzione generale per semplificare tutto ciò che è semplificabile. Ovviamente nei limiti della legge e rendere meno faraginosi i processi amministrativi che in questo momento ogni tanto ci fanno dimenticare che le nostre vocazioni sono sempre quelle, la didattica, la ricerca e il trasferimento di conoscenza. [00:14:16] Speaker C: Certo, l'università ha delle vocazioni sulla didattica e sulla ricerca, però esiste anche l'amministrazione. E ricordiamo che la ricerca non ha orari fissi, ma l'amministrazione sì. Come pensa di evolvere il modello di smart working in Unige per bilanciare l'efficienza degli uffici con il benessere dei dipendenti e la necessità di supporto ai laboratori? [00:14:33] Speaker B: Ci sono due aspetti, secondo me. Uno è che lo smart working, da un certo punto di vista, è un falso problema. Il problema è lavorare in modo smart, quindi cercare di fare in modo che i processi siano più semplici, più efficaci, che richiedano meno energia inutile e che possano essere espletati con l'accordo di tutti in modo più armonizzato. Questo è quasi indipendente da dove si svolge il lavoro. D'altra parte non dimentichiamoci che in questo momento nel mercato c'è una quantità veramente significativa di nuovi strumenti di tipo digitale che dovrebbero permetterci e che sicuramente permetteranno un miglioramento di questi processi amministrativi e di questa qualità del lavoro. Noi abbiamo bisogno di introdurre all'interno della nostra amministrazione questi strumenti in modo graduale attraverso anche periodi di formazione perché siamo convinti che facendo un minimo di attività in più all'inizio poi ne beneficeremo tutti a livello di sistema. [00:15:34] Speaker C: Parlando sempre di personale tecnico, Chiara, il trattamento economico del personale tecnico amministrativo bibliotecario e sociosanitario è un argomento spinoso. Come pensa di toglierle queste spine? [00:15:46] Speaker D: Nel lungo lavoro di studio che abbiamo fatto sul nostro Ateneo questo è uno degli aspetti che ci ha più stupito, cioè il fatto che la ritribuzione del personale tecnico-amministrativo bibliotecario-sanitario sia veramente bassa, è una delle più basse del settore pubblico e nell'Università di Genova è particolarmente bassa rispetto ad altri Atenei. Sappiamo benissimo che non possiamo lavorare sulla contrattazione nazionale, sappiamo però che ci sono alcuni strumenti con cui poter migliorare questo aspetto. Certamente la contrattazione integrativa fatta a livello locale, ma non solo. Uno degli strumenti che noi vediamo più efficace è quello dell'uso dei conto terzi, ripartito in modo più possibile equo tra il personale, che può essere una leva, come in tante altre NEI è, per appunto migliorare annualmente lo stipendio. Sappiamo che qualcuno dice che non è possibile. Noi sappiamo, perché molti atenei lo fanno, che è assolutamente possibile. Un altro aspetto è quello del welfare. Il personale tecnico, amministrativo, sanitario, bibliotecario ha del welfare. Attimamente abbiamo avuto un blocco, per esempio, della singolazione sanitaria che adesso è ripreso, per fortuna. È possibile integrare un po' di più queste misure di welfare. in due sensi, uno sui benefits che è possibile dare ai dipendenti, due sulla protezione, perché anche questo è un costo per il personale tecnico, per la protezione da errori amministrativi eccetera. [00:17:15] Speaker C: Quindi un'amministrazione comunque con una vicinanza al personale? [00:17:18] Speaker D: Assolutamente, il personale tecnico è una delle componenti base senza la quale nulla si potrebbe fare. [00:17:24] Speaker C: E parlando proprio di vicinanza, Unige può sembrare scollegata al suo territorio. Come pensa di avvicinare Unige al territorio e il territorio a Unige? [00:17:32] Speaker D: Beh, uno dei punti cardine del nostro programma è il concetto di città universitaria. Intendiamo questo concetto in due sensi. Il primo è quello del rapporto tra città, università e studenti. Studenti visti come cittadini delle città, in realtà, perché ricordiamoci che Unigia è su più poli. Cittadini delle città in cui Unigia è. Questo rapporto è fondamentale e deve essere assolutamente potenziato perché è la città che deve riconoscere Unige come partner attivo, ma anche gli studenti e il sistema produttivo. L'altro fronte è il rapporto di Unige con le istituzioni e proprio direttamente col sistema produttivo che secondo me è stato molto debole nei ultimi anni e crediamo che sia fondamentale riportare Unige come partner politico e diciamo l'operatore civico nella nostra città. come? Anche solo iniziando a sederci di più ai tavoli di concertazione dei cittadini, chiedendo dei tavoli di consultazione permanente per esempio con il sistema sanitario regionale, ma anche con per esempio le scuole superiori con cui non abbiamo un dialogo sufficientemente forte e in generale con le istituzioni comune, regione e sistema sanitario. [00:18:55] Speaker C: Perfetto, siamo quasi alla fine di questa intervista. Michele, un'ultima domanda. Chiedo di usare un pochettino di immaginazione. Immaginiamo che sia la fine del suo mandato, tra sei anni. Dovesse salvarne solo una. Qual è la singola cosa che vorrebbe aver cambiato in un igie per poter dire, guardandosi indietro, ne è valsa la pena? [00:19:16] Speaker B: Sì, a me piacerebbe che tra sei anni la nostra università sia stata capace di coniugare di più i meriti che ci sono al nostro interno e i bisogni che riguardano tutta la comunità accademica, tecnica, amministrativa, bibliotecaria e sociosanitaria. Questo coniugare, la capacità di innovare, la capacità di essere competitivi a livello nazionale, europeo, internazionale. e la capacità di crescere insieme in modo il più possibile equo, tenendo conto dei bisogni che sono distribuiti all'interno della comunità, credo che dovrebbe essere la cifra dei prossimi sei anni e mi piacerebbe che tra sei anni questa cifra si sia effettivamente concretizzata in un Ateneo in cui si vive meglio, in cui le persone capaci sono in grado di fare ricerca sulla base dei propri talenti e le persone che hanno altri interessi e altre vocazioni siano in grado di mettersi a disposizione della comunità sulla base dei propri interessi e delle proprie vocazioni. [00:20:28] Speaker C: Ringraziamo Michele Piana e Chiara Calderini per questa intervista. Avete ascoltato un episodio di Unigi al voto, l'Ateneo che verrà. [00:20:37] Speaker A: Unigi al voto, l'Ateneo che verrà è una produzione Unigi Radio. La voce è di Marco Monteverde. Il montaggio di Nadia De Nurkis.

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