Episode Transcript
[00:00:00] Speaker A: Chi guiderà la nostra Università nei prossimi anni? Per scoprirlo, siamo andati a bussare alla porta di chi si è messo in gioco. Questo è Unigio al Voto, l'Ateneo che verrà. Un viaggio dentro i programmi e le visioni delle candidate e dei candidati alla carica di Rettore. Per correttezza e trasparenza abbiamo esteso l'invito a tutti i candidati e candidate ufficiali, offrendo a ciascuno lo stesso spazio per raccontarsi.
Mettetevi comodi, la parola passa a loro.
[00:00:31] Speaker B: Unige Radio, la voce ufficiale dell'Università di Genova.
[00:00:36] Speaker C: Abbiamo l'opportunità di conoscere da vicino una candidata che coniuga il rigore delle scienze pure con una profonda esperienza nella gestione strategica delle risorse universitari. Diamo il benvenuto a Emanuela Sasso, professoressa ordinaria di probabilità e statistica matematica presso il Dipartimento di Matematica dell'Università di Genova. La sua carriera è un esempio di dedizione al nostro Ateneo, dove ha percorso gran parte del proprio cammino accademico, fino alla cattedra di ordinaria. Ma la professoressa Sasso non è solo una scienziata stimata a livello internazionale per le sue ricerche sulla probabilità quantistica e la finanza matematica. Da 2020 ricopre infatti il ruolo di prorettrice alla programmazione, una posizione che la vista al centro delle decisioni economiche e strutturali del nostro Ateneo, partecipando attivamente anche alla cabina di regia per il PNRR.
Dalla gestione dei bilanci al coordinamento di gruppi di lavoro per l'uguaglianza di genere, fino alla passione per la divulgazione scientifica al Festival della Scienza, Scopriamo oggi la sua visione per una macchina universitaria sempre più efficiente, inclusiva e orientata al futuro.
[00:01:48] Speaker B: Allora, quello che vorrei raggiungere nel primo anno è avviare una serie di lavori che permettano di iniziare a percepire che la vita quotidiana di docenti, colleghi e studenti sia migliorata.
[00:02:00] Speaker C: direi una risposta efficace.
[00:02:03] Speaker B: Con milioni di dollari anche di più secondo me.
[00:02:05] Speaker C: Qui c'è speranza. La didattica sta evolvendo così come il mondo del lavoro. Come si propone di allineare l'offerta formativa con le esigenze del domani?
[00:02:13] Speaker B: Allora penso che la didattica debba in qualche modo seguire le competenze che possiamo offrire perché se non portiamo qualcosa di nostro non portiamo niente. deve intercettare i nostri studenti e come sono adesso i nostri studenti, quindi mi piacerebbe che in Unige ci fosse anche un po' una discussione su che didattica vogliamo offrire e anche, come dire, cosa vogliamo trasferire ai nostri studenti come formazione, come competenze, ma anche con l'entusiasmo delle cose che a noi sono piaciute per cui abbiamo deciso di rimanere all'interno dell'università. che le aiutino poi non solo sul mondo del lavoro, ok? Quello è il primis, ma anche in generale per crescere come persone, perché poi quella un po' fa parte un po' del pacchetto esperienza università. In generale devo dire che in questo percorso, diciamo, di questi ultimi mesi in cui parlo con tante persone, devo dire che ho trovato un'Ateneo che è disposta a intraprendere questo percorso un po' di innovazione e di ripensamento anche di quello che vuole offrire. Per me questo è, come dire, importante perché un rettore può fare se il terreno in qualche modo è fertile.
[00:03:17] Speaker C: E a proposito di innovazione e ripensamento, come rettore vorrà favorire una didattica improntata sulla multidisciplinarietà o focalizzata sulle eccellenze che già caratterizzano l'offerta formativa di Unige?
[00:03:31] Speaker B: Ma non vedo le due cose in contrapposizione, nel senso che, come dicevo, secondo me si può portare soltanto quello che si ha e non ci si può inventare qualcosa che non si ha. Quindi dobbiamo portare le nostre competenze dove siamo eccellenti, anche se poi la definizione di eccellenza bisognerebbe andare un pochettino a sondare che cosa voglia dire e mettere insieme anche, come dire, utilizzando la curiosità e un po' la nostra predisposizione anche a mettercisi in gioco, cercare anche di trovare dei territori magari un po' inesplorati anche nel multidisciplinare, nel senso che a volte, come dire, alcune cose sono più scontate, altre meno, e questo potrebbe essere una buona partita. Detto questo, però, sono molto sincera, penso che, come dire, il multidisciplinare bene ma non deve essere una cosa forzata, cioè non deve essere per forza multidisciplinare per essere bello, ecco.
[00:04:25] Speaker C: Unigeradio è la voce degli studenti dell'Università di Genova, quindi glielo devo chiedere. Gli studenti chiedono sempre e da sempre più spazi, più informazioni, più comunicazione e più coinvolgimento. Come intende soddisfarli?
[00:04:38] Speaker B: Allora, come dicevo, proprio sarebbe il La prima azione che vorrei mettere in campo è migliorare la vita quotidiana, anche degli studenti. Quindi per me è importante che gli studenti trovano degli spazi adeguati per stare e per vivere. Io sono molto fortunata perché arrivo da un dipartimento in cui da sempre gli studenti vivono la loro giornata dal mattino alla sera all'interno del dipartimento, che è quello di matematica, e per me è stata anche se un po' di tempo fa, un'esperienza estremamente positiva, perché poi la parte sociale di quegli anni universitarie sono una parte importante, secondo me, e anche qualcosa che, come dire, per una volta diciamolo, noi abbiamo le tematiche che non hanno, e quindi questo diventa fondamentale, sia come spazi, quindi spazi studi, ma anche spazi per socializzare, e anche come eventi e anche come compartecipazione. Sempre io devo dire, arrivo da un'esperienza estremamente personale di un dipartimento in cui se propone agli studenti di partecipare a qualsiasi cosa, a qualsiasi attività, partecipano. Perché poi alla fine si, questo, mi direi, condividi un progetto, vedi un obiettivo, lo costruisci insieme, questo comunque è gratificante, ma non solo, permette anche di parlarsi molto di più anche tra corpo docente e corpo studente. Quindi questo vorrei per gli studenti, devo essere sincera, lo vorrei anche per i miei colleghi, cioè vorrei che anche i miei colleghi trovassero un'università, un posto dove poter anche stare insieme e parlarsi e conoscersi molto di più. Quindi io sono una persona che piace molto le feste, ecco, quindi non vi dire, penso che feste e cene non siano a sottovalutare, ecco.
[00:06:09] Speaker C: Gli studenti di matematica saranno molto contenti di queste sue parole a riguardo del suo dipartimento.
Però l'università non è solo didattica, c'è anche la ricerca. Negli ultimi anni il mondo della ricerca ha vissuto una bolla di finanziamenti grazie al PNRR. Cosa succederà il giorno dopo la fine di questi fondi? Qual è il suo piano per garantire la sostenibilità finanziaria dei laboratori e dei progetti avviati, nonché per avviarne di nuovi?
[00:06:32] Speaker B: La bolla del PNRR che si sta gonfiando in questo periodo e purtroppo sappiamo che in qualche modo a livello di finanziamenti avrà una contrazione nei prossimi anni, sarà un problema.
Fortunatamente ci sono già in essere adesso dei piani anche su ad esempio le infrastrutture, che è un progetto con la Regione. che permetterà in qualche modo di continuare questo cammino, ma mi permetto di dire anche oltre il PNRR, perché il PNRR è stato una risorsa incredibile, in cui l'Ateneo Genovese ha avuto anche degli ottimi risultati, anche come partecipazioni e come risultati finali, ma non ha coinvolto purtroppo tutte le anime dell'Ateneo, proprio perché riguardavano dei temi molto particolari che non erano a 360 gradi. Mi piacerebbe una ricerca un pochettino, come dire, in cui tutti gli ambiti potessero partecipare, potessero essere competitivi. Per poterlo fare, secondo i miei colleghi, che a quell'idea non mancano mai, devono essere anche supportati dal punto di vista amministrativo e gestionale, che non è da poco, perché stanno diventando sempre più complessi la presentazione e la rendicontazione dei progetti.
[00:07:35] Speaker C: Questo ci collega direttamente alla prossima domanda. Dietro ogni grande scoperta ci sono assegnisti e ricercatori, spesso però in condizioni di incertezza. Qual è la sua strategia concreta per stabilizzare i talenti ed evitare che i nostri migliori cervelli vedano un IGE solo come un trampolino di lancio per l'estero?
[00:07:51] Speaker B: Allora questo è un tema complicato perché in parte dipende da politiche locali e in parte dipende da politiche nazionali. Penso che quindi le partite da giocare siano due. Una come rettrice di un Ateneo che fa squadra con altri rettori di altri Atenei. Questo secondo me è importante per far sì che un po' le politiche nazionali cambiano e siano un po' più di ampio respiro per quanto riguarda la vita universitaria. E poi quella locale. In questo devo dire che il nostro Ateneo ha già fatto una scelta che io ho condiviso come prioritizia della programmazione, quella di mettere come priorità i giovani.
L'anno scorso, quando abbiamo avuto grandi problemi con la riduzione del finanziamento ordinario degli Atenei, l'Ateneo ha puntato solo sui ricercatori, chiedendo a tutte le altre upgrade di carriera di un rallentamento. Io devo dire che sono molto orgogliosa perché in quel periodo nessun collega si è lamentato anche se aveva vinto concorsi e abbiamo rallentato la sua presa di posizione. Secondo me questo è importante. Penso che in qualche modo deve essere come dire questa è la strada ma non può essere solo quella perché poi non si può neanche pensare che uno non possa diventare ordinario nel senso perché non sarebbe neanche corretto quello. Quindi insomma sono due. Dalla parte dovremmo cercare di far di tutto perché i nostri giovani possano rimanere quindi puntare su di loro ma anche richiedere che le politiche siano un po' diverse.
[00:09:06] Speaker C: Le ha parlato di cooperazione tra gli Atenei, però concentriamoci un momento sulla competizione. Cosa direbbe un ricercatore straniero per convincerlo a scegliere Genova rispetto a Milano, Monaco o Barcellona, al di là ovviamente del clima e del cibo?
[00:09:20] Speaker B: Il nostro Ateneo ha delle eccellenze veramente nell'ambito della ricerca. e quindi a un ricercatore dell'estero io presenterai il fatto che siamo una università viva e attiva nell'ambito della ricerca, dell'apertura all'esterno. Questo secondo me è importante. È chiaro che poi su alcune cose potremmo essere più o meno competitivi. Se riuscissimo a migliorare un po' la nostra welfare quotidiano, questo potrebbe essere anche un qualcosa in più.
[00:09:48] Speaker C: Le faccio ora una domanda un po' provocatoria.
Troppo spesso la ricerca muore nelle pubblicazioni scientifiche, senza raggiungere il mercato. Come intende snellire la burocrazia del trasferimento tecnologico per trasformare la ricerca scientifica in start-up e spin-off che restino sul territorio ligure?
[00:10:02] Speaker B: Allora questa domanda mi trova come direi, rispondo ma faccio prima una parentesi iniziale.
Penso che la ricerca debba avere come obiettivo fare ricerca su territori inesplorati, lo dice da chi studia semi gruppi quantistici marcoviani che diciamo forse di applicato e brevetti e spin off non ne vedranno mai un'applicazione.
Però torno alla domanda. È in dubbio invece che c'è una parte di ricerca che abbia anche come responsabilità civile quella di tornare e di uscire fuori dal nostro Ateneo e di avere una ricaduta sul territorio immediato, ma non solo, necessariamente anche soltanto il territorio ligure. Devo dire che i colleghi che hanno lavorato in questi anni per quanto riguarda il trasferimento tecnologico hanno fatto già un ottimo lavoro anche nel preparare dei regolamenti e seguire la creazione di spin-off e la presentazione di brevetti e far sì che gli spin-off dove la parte iniziale è sicuramente complicata, ma è sicuramente meno complicata che poi farli diventare maturi e sulle gestite delle proprie gambe.
C'è una seconda parte su cui bisogna far qualcosa perché poi prendano una certa autonomia e una certa, come dire, indipendenza anche dall'università, che però è doveroso. Penso che il trasferimento a Derzelli in questo possa essere, per quanto riguarda la Scuola Politecnica, un'opportunità da cogliere perché essere molto vicini e quindi questa contaminazione, quella parte tecnologica della nostra regione, secondo me potrà essere in qualche modo uno stimolo per nuove idee che si potranno concretizzare in spin-off e stand-up. Devo dire che parlando anche con alcuni che sono più vicini a questo progetto so che c'è anche in essere l'idea di costruire proprio degli spazi dove poter realizzare gli spin-off e questo secondo me è fondamentale. Quindi è un dialogo diciamo insieme al territorio anche stesso.
[00:11:50] Speaker C: Adesso una domanda parallela a quest'ultima che le ho fatto. Le sfide moderne, come il cambiamento climatico, l'intelligenza artificiale e la crisi demografica, non hanno confini disciplinari. Come pensa di incentivare la collaborazione tra i dipartimenti che oggi dialogano poco, ad esempio mettendo insieme ingegneri o umanisti?
[00:12:07] Speaker B: Ma non so se dialogano poco, forse a volte non si sa che dialogano. Questo forse a volte bisogna trovare le occasioni perché persone parlino tra di loro ma a volte è anche più forse utile tirar fuori qualcosa che c'è già ma che non ha una certa visibilità. Purtroppo a volte penso che ci siano tantissime attività, progetti incredibili in Unige ma spesso non si conoscono e non conoscere fa sì che non vengano altre idee ad altre persone.
Quindi anche sul discorso, scusa torno un po' indietro, sul discorso dei brevetti e degli spin off, parlando con alcuni colleghi, è venuta fuori la voglia di andare in alcuni dipartimenti che si sentono lontane da queste tematiche, perché magari pensano che loro uno spin off mai lo potranno pensare, per fargli vedere che invece è possibile magari con contaminazione di altri dipartimenti, oppure con contaminazione anche di altri Atenei, che secondo me ogni tanto guardare fuori non è male, anzi può essere una cosa importante. e quindi tutte queste sono azioni che in qualche modo possono stimolare il dialogo. Poi se facciamo delle feste sarà ancora più possibile parlarsi.
[00:13:12] Speaker C: Passando invece all'amministrazione, qual è la sua ricetta per tagliare la burocrazia interna e rendere i processi amministrativi un supporto anziché un ostacolo per tutta la comunità accademica?
[00:13:23] Speaker B: Allora, questo è un tema difficile perché c'è una parte di burocrazia che ci arriva da delle normative nazionali e una parte di burocrazia pesante che probabilmente ci costruiamo noi. La macchina è molto complessa, io non credo in un'università-azienda, però l'università è un sistema veramente complesso per cui pensare di gestirlo come una piccola, come dire, cooperativa, come dire, bocciofila, forse non è il caso. Quindi alcuni strumenti aziendali, in parte la burocrazia è uno di questi, bisogna utilizzarli. Penso che uno degli strumenti che io ho già in qualche modo sperimentato nel mio mandato di proletarista della programmazione sia coprogettare dall'inizio molti processi. L'errore che secondo me a volte è stato fatto, a volte per i tempi, è che magari parte la procedura cambiata da un ufficio, poi arriva un altro, poi arriva i docenti e inizia una serie di ping pong perché poi non funziona un pezzettino, si torna indietro. far partire bene un lavoro e quindi rivedere una procedura con tutti gli attori che sono sia quelli che cambiano la procedura, sia quelli che ne conoscono la regolamentazione, sia poi docenti o studenti che la dovranno utilizzare, quindi in qualche modo coprogettare dall'inizio dove vogliamo arrivare, cosa vogliamo fare, come facciamo in modo tale che quella procedura sia comprensibile a tutti i vari passi e attori che la utilizzeranno penso che sia, almeno per la mia esperienza, è stata quella che mi ha permesso diciamo di fare piccole modifiche su alcune procedure burocratiche che avevamo e che erano veramente un po' obsolete e mal digerite dalla comunità.
[00:14:50] Speaker C: E per fare la coprogettazione serve il personale. La ricerca non ha orari fissi, ma l'amministrazione sì. Come pensa di evolvere il modello di smart working in Unige per bilanciare l'efficienza degli uffici con il benessere dei dipendenti e la necessità di supporto ai laboratori?
[00:15:04] Speaker B: Questa è una domanda che qualsiasi rettore o rettrice deve concordare con il direttore generale. La gestione del personale tecnico-amministrativo è una priorità del direttore generale, quindi il rettore può in qualche modo dare dei suggerimenti, ma queste sono due figure distinte e siccome io sono per la divisione dei poteri penso che tali devono rimanere. Penso che, come dire, perché non utilizzare lo smart working in generale, quello sì, perché questo permette un'elasticità anche nella gestione del lavoro del singolo, ma anche, diciamo, della comunità. Però, ripeto, questa è una gestione organizzativa che va concordata, perché ci sono alcuni lavori che sono più smartizzabili, altri che lo sono meno, indubbiamente, e quindi è un po' difficile dare una risposta molto puntuale.
[00:15:52] Speaker C: Le faccio un'altra domanda collegata a cui probabilmente mi risponderà allo stesso modo, ma gliela devo fare. Il trattamento economico del personale tecnico, amministrativo, bibliotecario e sociosanitario è argomento spinoso.
Come pensa di toglierle queste spine?
[00:16:06] Speaker B: È un argomento doloroso, direi, perché purtroppo noi lavoriamo fianco a fianco con delle persone che ci danno un grande supporto senza la quale come docenti non potremmo fare il lavoro che possiamo fare e purtroppo hanno degli stipendi che anche a parità di categoria in altri enti pubblici sono inferiori. Questa è un qualcosa di aberrante della nostra politica nazionale. Cosa si può fare all'interno? Perché ovviamente si parla di contratti nazionali, non è che li possiamo cambiare localmente a Genova, quindi possiamo fare piccole manovre. Si può fare qualcosa forse ancora sul welfare, si può forse incentivare laddove è possibile azioni di premialità e laddove è possibile azioni sul conto terzi, però ovviamente riguardano le persone che sono coinvolte sul conto terzi, quindi non tutta la comunità. Ma penso che sia anche importante, anche se questo non aumenta lo stipendio a fine mese, quindi questo lo capisco, far sì che le stesse persone che lavorano però lavorino il meglio possibile.
Quello che a me lascia sempre un po' triste è pensare che in Unige abbiamo tanto personale, perché se lo confrontiamo con altri, te ne hanno molto meno rispetto a noi, ma tutti siamo troppo in affanno, quindi c'è qualcosa che non funziona nell'organizzazione.
[00:17:20] Speaker C: Cambiando tematica, Unige può sembrare scollegata al suo territorio.
Come pensa di avvicinare Unige al territorio e il territorio a Unige?
[00:17:29] Speaker B: Allora io penso che bisogna partire dall'interno, nel senso che non basta un rettrice o un rettore che siano, come dire, che si presentino molto bene, devono, deve essere il rettore, la rettrice deve essere una persona che ci crede molto ed è molto orgogliosa di essere la rettrice o il rettore di Unige. Ma penso che il fatto che tutta la comunità sia orgogliosa di essere parte di Unige, per comunità non sono soltanto i dipendenti, ma sono anche gli studenti, i dottorandi, gli assimisti, tutti quelli che transitano in Unige, tutte le persone che parleranno bene di noi e ci legheranno al territorio. compresi anche tutti i nostri studenti che sono andati a lavorare. Mi piacerebbe fare quelle azioni intorno alle feste, però ogni tanto anche pensare a degli eventi in cui si richiamano i nostri studenti che lavorano nei vari ambiti, perché questo è, secondo me, un momento importante di aggregazione, ma non solo, anche un momento che può essere stimolante per nuove idee, no? Su tirocini, ma non solo, anche su come cambiare il corso di laurea, questi diventano momenti estremamente interessanti.
[00:18:28] Speaker C: Perfetto, abbiamo fatto un percorso molto ampio, cercando di passare attraverso quasi ogni tematica, mi viene da dire, e adesso ci ricolleghiamo alla prima domanda che l'ho fatto. All'inizio l'ho chiesto che cosa avrebbe voluto compiere entro la fine del suo primo anno di mandato.
Immaginiamo che adesso sia la fine del suo mandato, tra sei anni.
Dovesse salvarne solo una. Qual è la singola cosa che vorrebbe aver cambiato in Unige per poter dire, guardandosi indietro, ne è valsa la pena?
[00:18:57] Speaker B: Vorrei che le persone che vivono in Unige siano orgogliose di vivere in Unige. Questa è la cosa che vorrei.
E che abbiano un'esperienza positiva dell'università pubblica. Questo è quello che vorrei.
[00:19:09] Speaker C: Perfetto. La ringraziamo, Emanuela Sasso, e ci rivediamo con un prossimo episodio di Unige al Voto.
L'Ateneo che verrà.
[00:19:18] Speaker A: Unige al Voto, l'Ateneo che verrà, è una produzione Unige Radio. La voce è di Marco Monteverde. Il montaggio di Nadia De Nurkis.