Episode Transcript
[00:00:00] Speaker A: Chi guiderà la nostra Università nei prossimi anni? Per scoprirlo, siamo andati a bussare alla porta di chi si è messo in gioco. Questo è Un'Ige al Voto, l'Ateneo che verrà. Un viaggio dentro i programmi e le visioni delle candidate e dei candidati alla carica di Rettore. Per correttezza e trasparenza abbiamo esteso l'invito a tutti i candidati e candidate ufficiali, offrendo a ciascuno lo stesso spazio per raccontarsi.
Mettetevi comodi, la parola passa a loro.
[00:00:31] Speaker B: Unige Radio, la voce ufficiale dell'Università di Genova.
[00:00:36] Speaker C: Incontriamo un protagonista della ricerca medica internazionale, la cui carriera si è mossa tra le corsie degli ospedali e i laboratori d'avanguardia. Il nostro ospite è Antonio Uccelli, professore ordinario di neurologia presso il Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze Materno-Infantili dell'Università di Genova. Neurologo di fama mondiale, il professor Uccelli ha guidato dal 2018 ad aprile 2026 la direzione scientifica del IRCCS Ospedale Policlinico San Martino. Con un percorso che lo ha visto perfezionarsi in prestigiosi centri negli Stati Uniti, come l'Università di San Francisco, ha dedicato la sua vita allo studio dell'immunologia applicata alle malattie neurologiche, diventando un punto di riferimento per la ricerca sulla sclerosi multipla. Oltre alla sua attività clinica e scientifica, ha ricoperto incarichi di vertice nella sanità e nella ricerca ligure nazionale, contribuendo a posizionare Genova come un polo di eccellenza per le neuroscienze. In questa puntata scopriremo come la sua esperienza nella gestione di grandi strutture di ricerca possa tradursi in una visione innovativa per il futuro del nostro Ateneo. Buongiorno Antonio Uccelli. Cominciamo subito con il botto. Entro la fine del primo anno di mandato, cosa si augura di aver raggiunto?
[00:01:45] Speaker B: Mi auguro di aver raggiunto una grande capacità di ascoltare le persone, di averle coinvolte, di aver fatto capire che apparteniamo ad una comunità dove, se lavoriamo insieme, possiamo raggiungere risultati. Credo che questa sia la base della possibilità di fare in modo che davvero le cose cambino all'interno del nostro Ateneo.
[00:02:04] Speaker C: E la comunità all'interno di un Ateneo nasce proprio dalla didattica, che sta evolvendo, così come il mondo del lavoro. Come si propone di allineare l'offerta formativa con l'esigenza del domani?
[00:02:13] Speaker B: Questo è un aspetto molto importante, credo che si debba davvero investire sulla didattica attraverso una revisione dei corsi di studio che devono essere mirati ad intercettare le esigenze dell'ambiente circostante, la Regione, ma allo stesso tempo anche di intercettare quelli che sono i bisogni del futuro. Io immagino che la didattica che noi dobbiamo erogare sia una didattica orientata a creare i giovani, le giovani che saranno il futuro della nostra Regione, il futuro del nostro Paese. Da questo punto di vista Dobbiamo anche intervenire molto sugli aspetti legati al modo in cui attraiamo le persone, dobbiamo fornire i migliori corsi possibili attraverso le modalità più efficienti, ma dobbiamo farlo anche cercando di ascoltare quello che sono i bisogni degli studenti, che di fondo poi sono coloro che usufruiscono della nostra attività di docente.
[00:03:09] Speaker C: E proprio a proposito di questo, come rettore vorrà favorire una didattica improntata sulla multidisciplinarietà o focalizzata sulle eccellenze che già caratterizzano l'offerta formativa UNIGE?
[00:03:19] Speaker B: Io credo che non sia giusto che lei me lo ponga come due alternative. Credo che si possa fare entrambe. È ovvio che noi dobbiamo valorizzare la nostra eccellenza, ma allo stesso tempo dobbiamo anche cercare di andare a intercettare quelli che sono i bisogni, come dicevo prima. In alcuni casi noi siamo eccellenti, lo dicono i risultati, lo dicono le soglie che raggiungiamo le nostre triennali piuttosto che le nostre magistrali, ma allo stesso tempo è anche vero che ci sono delle situazioni in cui non siamo così oggi efficaci nel raggiungere le soglie che dovrebbero essere quelle premianti, ma allo stesso tempo parliamo di corsi che invece sono fortemente necessari per formare una comunità, per formare dei giovani e da questo punto di vista bisogna quindi intervenire andando, come dicevo prima, a raccogliere finestre di opportunità. Finestre di opportunità perché andiamo a intercettare i bisogni dei giovani, andiamo a intercettare i bisogni delle nostre istituzioni, andiamo a intercettare i bisogni del mondo imprenditoriale che ci circonda.
[00:04:19] Speaker C: Intercettare i giovani è da sempre un bisogno dell'università e anche noi, come Radio Universitaria, cerchiamo di farlo, quindi glielo devo chiedere. Gli studenti chiedono sempre e da sempre più spazi, più informazioni, più comunicazione e più coinvolgimento.
Come intende soddisfarli?
[00:04:34] Speaker B: Guardi, credo che questa sia una domanda che mi viene molto bene. Come medico ho sempre pensato che sia necessario coinvolgere i pazienti, che sono l'oggetto o comunque il motivo per cui noi esistiamo, nelle scelte e in qualche modo favorire la loro capacità di proporre soluzioni. si chiama un termine anglosassone, si chiama di Patient Engagement e Patient Empowerment. Io ho pensato, e questo credo che sia un qualcosa di molto innovativa a livello nazionale, di immaginare che si possa coinvolgere gli studenti attraverso un processo di ingaggio, possiamo chiamarlo Student Engagement, Student Empowerment, cioè la possibilità di farsi che i nostri studenti siano partecipi delle soluzioni e delle scelte che noi vogliamo proporre loro nel fornire la didattica. Mi fa piacere che alcuni giovani che ho incontrato in questi giorni mi abbiano sottolineato nel mio programma la parola studenti c'è 57 volte, io francamente non lo sapevo, ma credo che ascoltare gli studenti e non soltanto renderli partecipi attraverso la presenza negli organi consultivi e in qualche modo dando loro un ruolo prevalentemente di vidimazione di scelte già fatte, ma a fare in modo che nelle varie commissioni, nei vari momenti in cui si stabiliscono e si decidono le politiche, ovviamente soprattutto quelle orientate alla didattica, lo studente sia coinvolto fin dalle fasi iniziali del processo.
[00:06:05] Speaker C: Abbiamo esplorato la didattica e adesso passiamo un po' al difficile. Negli ultimi anni il mondo della ricerca ha vissuto una bolla di finanziamenti grazie al PNRR. Cosa succederà il giorno dopo la fine di questi fondi? Qual è il suo piano per garantire la sostenibilità finanziaria dei laboratori e dei progetti avviati, nonché per avviarne di nuovi?
[00:06:23] Speaker B: Mi perdoni, io credo oggettivamente che questa non sia una domanda difficile. La mia storia è quella di ricercatore, quello di aver diretto il centro di eccellenza per la ricerca biomedica della nostra università e credo che innanzitutto il PNRR abbia rappresentato certamente una grande opportunità, forse anche per alcuni versi esagerata in termini di opportunità e di finanziamento, ma che nello suo tempo rappresenta anche un trampolino di lancio. Credo che molte cose che sono state fatte attraverso i finanziamenti del PNRR rappresenteranno il solco che ci permetterà poi di investire su questo.
Penso per esempio al partenariato di neuroscienze che io ho coordinato a livello nazionale e che ha visto le neuroscienze genovesi come capofila di un network di enti pubblici, privati e anche altri enti di ricerca, aziende che vedono oggi le neuroscienze e in particolar modo le neuroscienze di Genova come locomotiva a livello nazionale e in qualche modo anche a livello europeo.
Ma ritengo anche che oggettivamente si possa supportare la ricerca attraverso la creazione di infrastrutture adeguate. Il mondo va verso la possibilità di creare piattaforme tecnologiche. Oggi è inimmaginabile che ciascun laboratorio, ciascun dipartimento abbia la sua piattaforma, la sua strumentazione. Abbiamo bisogno di favorire grant office e uffici che possano supportare realmente la complessità che è attualmente tipica della progettazione europea, per esempio creando uffici che possano essere trasversali a diversi dipartimenti o a diverse scuole che siano fortemente connessi con le strutture centrali. Possiamo infine favorire i giovani attraverso attività di e la creazione di fondi specifici che siano mirati a rappresentare uno startup grant, quindi un grant che dia loro la possibilità di iniziare il loro percorso di ricercatori cercando di per esempio ingaggiare anche finanziatori privati benefattori da questo punto di vista. Mi permetto di dire nella mia precedente vita di Il direttore scientifico del Policonio San Martino, abbiamo tirato su 12 milioni e mezzo di euro in cinque anni attraverso attività mirate e specifiche e tutto questo poi è stato utilizzato per supportare soprattutto l'attività di ricerca e l'innovazione tecnologica.
[00:08:55] Speaker C: Ma oltre alle infrastrutture e le piattaforme, dietro ogni grande scoperta ci sono assegnisti ricercatori, persone, spesso in condizioni di incertezza. Qual è la sua strategia concreta per stabilizzare i talenti ed evitare che i nostri migliori cervelli vedano un IGE solo come un trampolino di lancio per l'estero?
[00:09:11] Speaker B: Questa è una domanda difficile e che richiede evidentemente non l'azione di un rettore ma probabilmente di più rettori perché richiede delle politiche che ci diano la possibilità di reclutare in maniera intelligente e di reclutare di più.
Da questo punto di vista sapete bene che il modo attraverso il quale noi possiamo reclutare è la il fondo di finanziamento ordinario che dà poi punti organico che permetta di assumere e reclutare giovani come lei o giovani talenti che possono arrivare da altri posti, da questo punto di vista reclutamento da altre sedi o dall'estero è premiante rispetto all'FFO. È vero però che, come dicevo a proposito della domanda precedente, noi possiamo agire attraverso leve che favoriscono per esempio la ricerca, la collaborazione con aziende che possono per esempio mettere a disposizione finanziamenti per supportare dei percorsi, l'abbiamo fatto, l'ho fatto, come dicevo prima, nella mia precedente vita, sono possibilità che possono essere fatte e aggiungo, bisogna anche avere la possibilità e l'autorevolezza, lo standing per poter andare nelle sedi opportune penso in primo luogo a Roma, al Ministero, alla Cruy, per fare in modo, per esempio, che piani straordinari che non sono nelle potestà di un rettore, ma sono però nella potestà di chi ha la possibilità di fare una lobby sana verso la possibilità di politiche che siano premianti per coloro che rappresentano il capitale umano, non soltanto della Liguria, di Genova, della nostra Università, ma della nostra società e quindi di tutta l'Italia.
[00:10:58] Speaker C: Così, a bruciapelo adesso, sempre collegandosi a quello che ha appena detto, cosa direbbe a un ricercatore straniero per convincerlo a scegliere Genova rispetto a Milano, Monaco o Barcellona, al di là del clima del cibo?
[00:11:09] Speaker B: Beh, naturalmente avrei potuto dire il pesto, avrei potuto dire le fantastiche squadre genovesi di calcio, ma avrei qualche problema nell'asserire che questi sono davvero premianti. Certamente potrei dire che Genova è una città ricca di storia, che la Liguria è una regione bellissima, ma non sarebbe sufficiente. Vorrei dire che abbiamo dei docenti molto preparati, vorrei aiutare a fare in modo che offriamo ed eroghiamo didattica di qualità, didattica innovativa attraverso modalità non telematiche, che non è certamente il mio obiettivo, ma attraverso innovazione, il coinvolgimento degli studenti in rapporto più immersivo, più interattivo con la componente docente. vorrei auspicare che domani si possa davvero pensare ad un campus diffuso nel tessuto cittadino di Genova ma perché no anche a Savona dove c'è un campus meraviglioso e perché no anche negli altri campus decentrati. Quindi la qualità del posto, il modo in cui eroghiamo la nostra didattica e Ovviamente la qualità dei nostri corsi debba rappresentare il biglietto da visita per fare in modo che gli studenti che arrivano dall'estero. Mi permetta di dire ancora una cosa.
Credo che sia importante anche avere un target. Da questo punto di vista quando vogliamo parlare di internazionalizzazione oggi ho la impressione che non abbiamo una strategia. Noi siamo l'Italia e se vogliamo andare come target sulla popolazione, per esempio, che potrebbe essere attratta da venire a Genova perché ci sono alcuni dipartimenti, il Dafis, il Dirast, il Disfor se preferiamo, e vogliamo vendere il Rinascimento, Cattullo, Dante, come vuole lei, dobbiamo sviluppare strategie per andare a cercarci un certo tipo di studenti in un certo tipo di mercato. Se invece, e che questo ovviamente difficilmente sarà il Centrafrico o il Marocco, ma potrebbe essere molto meglio immaginato come il Canada piuttosto che l'Inghilterra o la Svezia. Invece, se vogliamo parlare di Blue Economy, se vogliamo parlare di mare, se vogliamo parlare di un IG come Università del Mediterraneo, allora lì dobbiamo fare indagini socio-economiche per andare a cercare la tipologia di studente che vogliono questo.
[00:13:19] Speaker C: E a parlare di strategia, di target, di vendere, la prossima domanda è proprio su questo. Troppo spesso la ricerca muore nelle pubblicazioni scientifiche senza raggiungere il mercato. Come intende smellire la burocrazia del trasferimento tecnologico per trasformare la ricerca scientifica in start-up e spin-off che restino sul territorio ligure?
[00:13:38] Speaker B: Prima ancora di snellire vorrei arricchire la cultura di questo Ateneo, arricchire la cultura dei nostri docenti, arricchire e alfabetizzare i nostri giovani per far comprendere loro che la competenza, la ricerca scientifica, i prodotti della ricerca possono diventare un investimento economico, un investimento sulla società, un investimento sul loro futuro e sul futuro del nostro territorio. Quindi da questo punto di vista credo che sia estremamente importante innanzitutto generare le basi per far sì che io stesso parlo di me come una persona che in tutta la vita ha voluto pubblicare e non ha mai pensato all'idea di trasformare i prodotti della sua ragionevolmente eccellente ricerca in qualche cosa che poi diventasse un valore economico. Questo bisogna insegnarlo, bisogna, come dicevo prima, alfabetizzare le persone e poi dopodiché rendere e creare un substrato all'interno del nostro ateneo che sia favorevole attraverso un lavoro sugli uffici e attraverso un'importante interazione con il network Lei parlava di network locale, di aziende. Vorrei essere ambizioso e pensare a un network nazionale e internazionale. Da questo punto di vista si possono fare partnership attraverso aziende e non vuol dire esternalizzare, ma vuol dire creare quelle competenze che facciano sì che la nostra commissione e i nostri uffici di trasferimento tecnologico ti mettano poi in contatto con le aziende, con i venture capitalists che possono poi in qualche modo trovare i prodotti da ricerca di Unige interessanti.
[00:15:15] Speaker C: Ma la ricerca non solo serve al mercato, serve anche nel mondo in cui viviamo per risolvere le sfide complesse. Le sfide moderne, come il cambiamento climatico, l'intelligenza artificiale e la crisi demografica, non hanno confini disciplinari. Come pensa ad incentivare la collaborazione tra dipartimenti che oggi dialogano poco, ad esempio mettendo insieme, perché no, ingegneri e umanisti?
[00:15:37] Speaker B: Nella mia storia, nel partenerato di neuroscienze, abbiamo più di 500 ricercatori di cui il 40% non sono di origine medica. Sono matematici, fisici, ingegneri, anche un qualche giurista. Quindi di per sé la cross-ibridizzazione delle conoscenze, dei saperi, rientra nel mio DNA perché lo ritengo un valore aggiunto. Da questo punto di vista le modalità possono essere molteplici, sia attraverso facilitare per esempio la collaborazione tra i dipartimenti, favorendo la possibilità di dare incentivazioni alla ricerca che avviene per via collaborativa, sia attraverso l'azione già presente ed efficace di alcuni centri di Ateneo, estremamente efficaci, penso al centro del mare, penso al centro sulla cyber security e penso anche ad altre cose che potrebbero succedere eventualmente in un prossimo futuro, penso alle competenze che ci sono nell'ambito dell'innovazione nella didattica e credo che quindi Questi centri potrebbero davvero rappresentare, l'ho detto come precedentemente direttore di un centro di eccellenza, dove già avevamo dipartimenti diversi, compreso quelli di area non medica, questo possa rappresentare una buona risposta a queste sfide di cui lei parlava.
[00:16:55] Speaker C: Passiamo adesso a un altro argomento, l'amministrazione. Qual è la sua ricetta per tagliare la burocrazia interna e rendere i processi amministrativi un supporto anziché un ostacolo per tutta la comunità accademica?
[00:17:06] Speaker B: Ma devo dire che ho dimenticato ricettare a casa da medico e quindi non sono proprio sicuro di avere la ricetta giusta. Penso che la soluzione possa essere quella che ho ribadito più volte nel mio programma e cioè quello di lavorare insieme. Non credo che ci sia la ricetta.
Parlo in generale di quello che è il mio MOLOC che guida le mie azioni. un regolamento, un processo efficace se mi permette di raggiungere un obiettivo con uno sforzo ragionevolmente contenuto. Se questo è efficace, se l'obiettivo, il docente, il personale raggiunge questo obiettivo senza dover scalare l'Everest, questo processo è funzionante. Se non è così ci si siede intorno al tavolo mettendoci le persone che utilizzano quel regolamento o quel processo per raggiungere quegli obiettivi e si trova una soluzione.
Io non credo che si debba scoprire l'acqua calda.
Si debba magari trarre profitto dall'esperienza che possono avere avuto altri Ateneo altri enti che magari hanno dei regolamenti che funzionano. Certo è ovvio che se vogliamo parlare di transizione digitale dobbiamo iniziare a immaginare che il percorso sia un percorso pensato come digitale fin dall'inizio.
A volte mi fa sorridere pensare che noi parliamo di digitalizzazione quando scannerizziamo un documento e poi ne facciamo l'upload. È evidente che questo non è digitalizzazione ma devo dire che in questo momento l'ICT stanno lavorando in maniera importante e credo che tutto questo debba essere integrato con i vari dipartimenti e credo che ci siano delle davvero delle ottime opportunità per riuscire a raggiungere i risultati che lei mi diceva attraverso l'approccio molto semplice. Funziona? Va bene. Non funziona? Cerchiamo di trovare una soluzione diversa.
[00:18:58] Speaker C: E concordo con la sua definizione di digitalizzazione che condivido.
La ricerca non ha orari fissi, ma l'amministrazione sì. Pensa ad evolvere il modello di smart working in Unige per bilanciare l'efficienza degli uffici, con il benessere dei dipendenti e la necessità di supporto ai laboratori.
[00:19:15] Speaker B: È chiaro che bisogna capire quali sono gli aspetti normativi che regolano queste attività.
Credo che vada comunque favorito qualunque azione che aiuti a migliorare il rapporto tra vita privata e lavoro utilizzando come diceva anche lei quelli che sono gli aspetti legati alla possibilità di godere di condizioni di lavoro agevolato, sia in termini di elasticità degli orari, sia in termini di possibilità di sviluppare smart working, sia attraverso la possibilità per esempio di utilizzare soluzioni tecnologiche che mi permettono di fare lavoro da casa attraverso una VPN che mi permettono di accedere a documenti che per esempio stanno in altra sede. Quindi da questo punto di vista credo che l'obiettivo non sia irrealizzabile, è complesso, ancora una volta richiede anche un pochino di innovazione e cambiamento culturale in tutta la nostra comunità, ma credo che sia una strada assolutamente necessaria, anche perché allo stesso tempo noi vogliamo, e questo credo che sia molto importante, immaginare di andare, ritornando al tema studenti, ad intercettare anche comunità di studenti che potrebbero avere bisogno di servizi sia in termini di didattica che di servizi in modalità sincrona, cioè quindi che per esempio ci permettano di andare incontro all'esigenza degli studenti lavoratori oppure per esempio gli studenti di un IG Senior che evidentemente hanno caratteristiche molto diverse dallo studente T.
E a proposito di
[00:20:48] Speaker C: lavoro, ora le faccio una domanda difficile. Il trattamento economico del personale tecnico, amministrativo, bibliotecario e sociosanitario è un argomento spinoso. Come pensa di toglierle queste spine?
[00:20:59] Speaker B: Usando dei guanti molto spessi potrebbe essere un'opportunità, ma credo che siano insufficienti per dare delle risposte ai collaboratori, colleghi che mi stanno ascoltando. È ovvio che noi siamo all'interno di un settore dove esistono dei limiti che sono posti dal contratto collettivo nazionale, abbiamo dei limiti imposti per esempio sul fondo accessorio della legge del 2016 che ci dice che più di un tot, più di un tetto non possiamo superare, siamo molto vicini a quel tetto. Credo tuttavia che esistano forme di implementazione e di incentivazione che innanzitutto passano dal coinvolgere le persone. Mi rendo conto alcuni dei miei collaboratori al Politecnico San Martino dopo un anno in cui erano molto gratificati dalle parole di apprezzamento pubbliche e private che io versavo nei loro confronti in molteplici situazioni mi hanno detto sì caro prof molto bello le pacche sulle spalle ma quando paghiamo il mutuo questo non è esattamente sufficiente e su questo gli do pienamente ragione però mi permetto di dire che comunque avendo parlato con tante persone già questo sarebbe un buon inizio. E' ovvio che prima di questo bisogna intervenire su quelli che sono gli strumenti oggi disponibili che appunto devono tenere conto dei limiti di cui dicevo prima, per esempio attraverso la possibilità di incentivare le attività attraverso le azioni per conto terzi, non soltanto sul personale dei ripartimenti ma cercando di coinvolgere anche per esempio il personale in qualche modo che è coinvolto a livello di balbi. attraverso azioni di welfare che devono essere garantite annualmente per poter dare comunque delle risposte a chi ne ha, diciamo, diritto, attraverso, quando è possibile, attraverso le forme opportune, attività, azioni di fringe benefits che possono essere forniti al personale dipendente, attraverso azioni convenzionali in condizioni facilitate, penso, e questo varrebbe anche per gli studenti, al trasporto urbano, Penso all'accesso a palestre piuttosto che associazioni culturali o comunque teatri, cosa che peraltro esiste già adesso ma che può essere valorizzata e implementata.
[00:23:14] Speaker C: Questo tema si lega benissimo a quello che le volevo chiedere adesso, di cui già in parte ha parlato.
Unige può sembrare scollegata al suo territorio. Come pensa di avvicinare Unige al territorio e il territorio Unige?
[00:23:26] Speaker B: Credo che il tema comunicazione, il tema brand, possa essere valorizzato attraverso tantissime strade. Credo che ci sia molto da fare e molte opportunità.
Credo che la comunicazione vada orientata a seconda del target che ci prefiggiamo. Da questo punto di vista siamo Unigiradio, Unigiradio è un'opportunità che deve essere supportata e valorizzata. ma come dicevo prima il target può essere diverso e quindi gli obiettivi e anche il modo in cui comunichiamo deve essere diverso, a seconda se il nostro target sono gli studenti, vogliamo fidelizzarli e rendere un'IGI attraente, a seconda che è il personale che deve di nuovo sentirsi parte di una comunità e non abbandonato, a seconda che siano le istituzioni che devono vedere in un'IGE il riferimento analogamente al fatto che vogliamo comunicare verso il mondo imprenditoriale o verso i media o a livello nazionale. Quindi il modo in cui esportiamo il nostro brand è fondamentale per avvicinare. Poi naturalmente l'autorevolezza. Questo è un punto chiave. Io posso rivendicare il ruolo di un IGE ma devo avere le spalle sufficientemente coperte da farlo in maniera adeguatamente autorevole rispetto alla città, al sindaco, al presidente, a comunque le istituzioni che ci guardano, al mondo imprenditoriale a cui non basta dire sono un IGE ma devo poter dire sono Unige e ti fornisco la soluzione migliore. E da questo punto di vista credo che ci siano tutte le possibilità per poterlo fare.
[00:25:01] Speaker C: Perfetto. Siamo in chiusura, ma le faccio un'ultima domanda, dove le chiedo di usare un po' di creatività. Immaginiamo che sia la fine del suo mandato, tra sei anni, dovesse salvarne solo una. Qual è la singola cosa che vorrebbe aver cambiato in Unige per poter dire, guardandosi indietro, ne è valsa la pena?
[00:25:19] Speaker B: mi piacerebbe che qualcuno dicesse la stessa cosa che mi è stato detto in queste settimane quando ho lasciato il politico San Martino.
Siamo orgogliosi di aver lavorato insieme a te e anche se tu te ne sei andato ci prenderemo cura di quello che hai fatto. Ed è vero, ed è vero. Ho il Whatsapp che può testimoniare come l'hanno scritto.
[00:25:39] Speaker C: Grazie Antonio Uccelli. Questo episodio di Unigi al voto l'Ateneo che verrà è finito. Ci sentiamo alla prossima.
[00:25:47] Speaker A: Unigi al voto L'Ateneo che verrà è una produzione Unigi Radio. La voce è di Marco Monteverde. Il montaggio di Nadia De Nurkis.